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Il museo del regno

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Il museo del regno

Messaggio Da Kimono il Gio 2 Giu 2011 - 13:47

Spazio aperto all'arte


Guernica, Pablo Picasso - 1937

Museo Reina Sofia, Madrid




Guernica è il nome di una cittadina spagnola che ha un triste primato. È stata la prima città in assoluto ad aver subìto un bombardamento aereo. Ciò avvenne la sera del 26 aprile del 1937 ad opera dell’aviazione militare tedesca. L’operazione fu decisa con freddo cinismo dai comandi militari nazisti semplicemente come esperimento. In quegli anni era in corso la guerra civile in Spagna, con la quale il generale Franco cercava di attuare un colpo di stato per sostituirsi al legittimo governo. In questa guerra aveva come alleati gli italiani e i tedeschi. Tuttavia la cittadina di Guernica non era teatro di azioni belliche, così che la furia distruttrice del primo bombardamento aereo della storia si abbatté sulla popolazione civile uccidendo soprattutto donne e bambini.

Quando la notizia di un tale efferato crimine contro l’umanità si diffuse tra l’opinione pubblica, Picasso era impegnato alla realizzazione di un’opera che rappresentasse la Spagna all’Esposizione Universale di Parigi del 1937. Decide così di realizzare questo pannello che denunciasse l’atrocità del bombardamento su Guernica. L’opera di notevoli dimensioni (metri 3,5 x 8) fu realizzata in appena due mesi, ma fu preceduta da un’intensa fase di studio, testimoniata da ben 45 schizzi preparatori che Picasso ci ha lasciato.

Il quadro è realizzato secondo gli stilemi del cubismo: lo spazio è annullato per consentire la visione simultanea dei vari frammenti che Picasso intende rappresentare. Il colore è del tutto assente per accentuare la carica drammatica di quanto è rappresentato. Il posto centrale è occupato dalla figura di un cavallo. Ha un aspetto allucinato da animale impazzito. Nella bocca ha una sagoma che ricorda quella di una bomba. È lui la figura che simboleggia la violenza della furia omicida, la cui irruzione sconvolge gli spazi della vita quotidiana della cittadina basca. Sopra di lui è posta un lampadario con una banalissima lampadina a filamento. È questo il primo elemento di contrasto che rende intensamente drammatica la presenza di un cavallo così imbizzarrito in uno spazio che era fatto di affetti semplici e quotidiani. Il lampadario, unito al lume che gli è di fianco sostenuto dalla mano di un uomo, ha evidenti analogie formali con il lampadario posto al centro in alto nel quadro di Van Gogh «I mangiatori di patate». Di questo quadro è l’unica cosa che Picasso cita, quasi a rendere più esplicito come il resto dell’atmosfera del quadro di Van Gogh – la serenità carica di valori umani di un pasto serale consumato da persone semplici – è stata drammaticamente spazzata via.

Al cavallo Picasso contrappone sulla sinistra la figura di un toro. È esso il simbolo della Spagna offesa. Di una Spagna che concepiva la lotta come scontro leale e ad armi pari. Uno scontro leale come quello della corrida dove un uomo ingaggia la lotta con un animale più forte di lui rischiando la propria vita. Invece il bombardamento aereo rappresenta quanto di più vile l’uomo possa attuare, perché la distruzione piove dal cielo senza che gli si possa opporre resistenza. La fine di un modo di concepire la guerra viene rappresentato, anche in basso, da un braccio che ha in mano una spada spezzata: la spada, come simbolo dell’arma bianca, ricorda la lealtà di uno scontro che vede affrontarsi degli uomini ad armi pari.

Il pannello si compone quindi di una serie di figure che, senza alcun riferimento allegorico, raccontano tutta la drammaticità di quanto è avvenuto. Le figure hanno tratti deformati per accentuare espressionisticamente la brutalità dell’evento. Sulla sinistra una donna si dispera con in braccio il figlio morto. In basso è la testa mutilata di un uomo. Sulla sinistra, tra case e finestre, appaiono altre figure. Alcune hanno il volto incerto di chi si interroga cercando di capire cosa sta succedendo. Un’ultima figura sulla destra mostra il terrore di chi cerca di fuggire da case che si sono improvvisamente incendiate.

Guernica è l’opera che emblematicamente rappresenta l’impegno morale di Picasso nelle scelte democratiche e civili. E quest’opera è stata di riferimento per più artisti europei, soprattutto nel periodo post-bellico, quale monito a non esentarsi da un impegno diretto nella vita civile e politica.
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Tetsuya Ishida

Messaggio Da Iaco il Gio 2 Giu 2011 - 15:10

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Re: Il museo del regno

Messaggio Da Kimono il Gio 2 Giu 2011 - 21:04

Inquietanti ma molto comunicative queste opere!

Non conoscevo questo artista, grazie Iaco Smile
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Re: Il museo del regno

Messaggio Da Kimono il Gio 2 Giu 2011 - 21:20

Un'artista contemporanea che trovo molto interessante:

Rabarama

una scultura



e un dipinto




Biografia artista


Roma, 1969.


“Ognuno di noi nasce come il figlio della genetica, ragion per cui ogni piccola parte che ci compone ci rende simili a dei computer biologici: ogni singolo pezzo deve essere lì con precisione, il che ci garantisce un'identità. L'uomo in sostanza si trasforma in una macchina in grado di muoversi soltanto in base alla determinazione”.
Questo è il credo artistico di Rabarama, al secolo Paola Epifani, l'artista italiana forse più influente del momento e che da subito conquista il pubblico con le sue particolari sculture rivelando una facilità straordinaria nel presentarsi all'estero.

Figlia d’arte, da prova fin da bambina di un talento innato per la scultura, compie la sua educazione artistica iscrivendosi prima al Liceo Artistico Statale di Treviso e successivamente all’Accademia di Belle Arti di Venezia, dove conseguirà il diploma a pieni voti nel 1991. Prende parte fin da subito a premi nazionali e internazionali di scultura, ottenendo sempre un ottimo successo di critica. Il 1995 è forse l’anno più importante per la giovane scultrice, in quanto ha inizio la sua collaborazione con la galleria Dante Vecchiato, che porta l’artista a sviluppare quelle che poi diventeranno le sue tematiche principali.

Le sue infatti sono opere figurative, esseri umani rivestiti di pelli arabescate, spesso simili a fantasie presenti nei tessuti damascati, altrove assimilabili a mute squamate, se non a pelli di serpente. E la pelle entro cui sono racchiusi, è proprio ciò che contraddistingue i suoi corpi: una sorta di traccia, il segno di una scrittura, l’espressione vivente e l’affermazione di un presente in cui si manifesta il carattere e il senso dell’opera stessa. Una pelle che incarna l’interiorità e che racchiude i limiti di sé, la possibile frontiera fra dentro e fuori, fra identità e alterità. Nella pelle dei soggetti vive costantemente un segno che connota la forma, un codice espressivo - una lettera come alfabeto “inciso”, o un numero - che diventa la lingua per una metacomunicazione, o il canale di trasmissione con l’altro.

Rabarama ha ricevuto numerosi riconoscimenti sia in Italia che all'estero e ha partecipato a importanti manifestazioni internazionali, tra cui l'evento in collaborazione con Franck Muller a Ginevra (2007); la personale alla Fundacion Sebastian di Città del Messico (2005); la mostra al Museo d'Arte di He Xiangning a Shenzhen, nel museo d'Arte Contemporanea Millennium di Pechino e nel museo d'Arte Contemporanea di Shanghai (2004); il premio per la giovane ricerca artistica- Beijing International, alla Biennale di Pechino (2003); la personale alla Fondazione Palazzo Bricherasio di Torino (2001). Sue opere sono conservate in collezioni e musei italiani ed esteri.


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Un po' di architettura

Messaggio Da Kimono il Lun 6 Giu 2011 - 13:39

"...Nell' ossatura di pietra della terra, nei princìpi che forgiano la pietra come essa giace sul terreno o si innalza per rimanere scolpita da venti e mare, lì riposano forme e stili a sufficienza per tutte le epoche e per tutta l'umanità..."
"... Per Architettura Organica io intendo un'architettura che si sviluppi dall'interno all'esterno, in armonia con le condizioni del suo essere, distinta da un'architettura che venga applicata dall'esterno...".








e anche un video




CASA SULLA CASCATA
Frank Lloyd Wright
Bear Run, Pennsylvania, 1935-1939

La celebre Fallingwater - Casa sulla Cascata fu costruita tra il 1936 e il 1939 in prossimità di un salto d'acqua sul torrente Bear Run nei boschi della Pennsylvania, per Edgar J. Kaufmann, proprietario dell'omonima catena di grandi magazzini. Inutile dire che si tratta dell'opera più famosa dell'indiscusso maestro del Novecento Frank Lloyd Wright.
Tutti gli elementi verticali della casa, arretrati rispetto al torrente, sono costruiti in pietra locale con pietre leggermente in rilievo per conferire alla superficie dei muri un aspetto scultoreo, mentre tutti gli elementi orizzontali - i tre piani della casa protesi nel vuoto - sono in calcestruzzo gettato in opera. Le lunghe vetrate racchiudono lo spazio interno annullando il concetto tradizionalmente inteso di finestra e liberando la visuale verso la natura circostante.

Fallingwater è divenuta sinonimo di equilibrio tra architettura e natura. La continuità tra interno ed esterno è accentuata dall'impiego degli stessi materiali: i pavimenti sono rivestiti in pietra, così come i muri, il camino del grande soggiorno-pranzo è incassato nella roccia, le opere di falegnameria sono in noce marezzato.

Gli ambienti abitabili, spaziosi e colmi di luce, si affacciano sul torrente. Il primo piano si apre su tre direzioni diverse, con terrazze che portano all'esterno in due direzioni: la prima da sul lato a monte, la seconda sovrasta le rocce e la cascata. Le camere al piano superiore hanno ciascuna una terrazza e così anche lo studio e la camera a galleria del terzo piano danno su una terrazza esterna.

Bruno Zevi commenta così la celebre Fallingwater: 'La scatola è completamente distrutta. Non esistono più pareti, ne schemi geometrici, ne simmetrie, ne consonanze, ne punti prospettici privilegiati, ne leggi che non siano quelle della libertà e del mutamento'.
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Sandy Skoglund

Messaggio Da Iaco il Mer 8 Giu 2011 - 23:08





Di grande attualità, si rivelano le incombenti, assillanti fotografie di Sandy Skoglund, in questo frangente apocalittico d'inizio d'anno, in cui proprio dalle parti Usa in cui è nata (Massachusetts, 1946) piovono merli insanguinati ed i fiumi si saturano di pesci spacciati. Forse dirà poco, il nome di Skoglund, al più distratto pubblico nostrano, abituato ai soliti nomi altisonanti e basta. Ma probabilmente, se proviamo a descrivere qualcuno dei suoi scatti voluminosi, ansiosi tam tam visivi, anche il relais della memoria potrebbe (ri)scattare. Per esempio: grandi stanze perbene americane, ricche, tutte identiche, indistinguibili dallo stile pubblicitario delle riviste consumistiche.
Una vecchia mamma sfatta, che dorme, con un bambino seduto accanto, sul letto: angelo caduto e stranito. Ma quello che sorprende è che l'aria anodina, però intensamente paonazza della camera da letto, è invasa da pesci boccheggianti e fitti, che galleggiano e navigano nel liquido inafferrabile dell'aria casalinga, come se la camera fosse un acquario, prosciugato d'acqua e appezzato d'incubi. Ovvero lo studio avvocatizio: pedalini cremisi da cardinale, che tappezzano l'aria, tassellata. O, ancora, uno studio algido da commercialista yuppy, invaso però da miriadi di scoiattoli: scolpiti in pose immobili. Plasticate. Ed ecco un tinello rispettabile, ricoperto di verde erboso, da green golfistico, e rigurgitante, in stile molto «invasioni degli ultracorpi», di stregati, sinuosi gattoni verdi, che il titolo denunzia come «radioattivi» (creati per un'esibizione al Pompidou, qualche anno fa).
Quello che Freud avrebbe definito Unhemlichkeit, il «perturbante»: tutto appare normale, consueto, quotidianamente familiare. Come in un film sapiente stile serie B, alla Corman: la padrona di casa continua a pensare ai suoi bigodini, ai suoi corn flakes, al suo nulla flaccidamente organizzato. Ma improvvisamente la realtà si gonfia, levita, suppura, le suppellettili s'infettano e piove ovunque qualcosa di molesto, d'attaccaticcio, di molle (cucchiaini, pupille, würstel), qualcosa che strangola e satura l’aria boccheggiante, quasi fosse lebbrosa. La lebbra ubertosa del consumismo wasp.
Nevica sulla natura un tappeto uniforme di pop corn, le foglie autunnali si fanno sintetiche e viola, bicchieri e bottiglie muoiono, ingessati, le carnagioni scottate di questi automi si ricoprono di bacon, fette di salumi ed uniformi brufoli di carne tritata. Sì, lo faceva anche il pubblicitario pedemontano Armando Testa: ma appunto, lui cercava di provocare l'acquolina pecoreccia del gusto, di lambire la golosità animale dello sguardo affamato dai primi supermarket - Andy Warhol sullo sfondo, come un coretto a bocca chiusa. Sandy Skoklund no: la sua è irritazione planetaria, lo spiega in un video: brivido anti-consumistico, innamorato di morbosa nausea colorata. Come quando un bambolotto si specchia in un vecchio tostapane, lucido d'alluminio e si deforma, quasi un antico ricordo pionieristico di Man Ray e dei nudi deformi di Kertesz.
O una semplice teoria di aranci, quelli che Cézanne dipingeva con accanimento percettivo, specchiati in un ferro da stiro, e diventano assillanti, temibili, come in un film SF del terrore. Feroci anche i suoi collages fotografici, dove le textures delle tovagliette benpensanti ed i biscotti sagomati, che però non si distinguono più, in questo bacio fatale, e rivelano forme decostruite di forme. E così, annegati su sfondi tatuati, che finiscono per mimetizzarli ed azzerarli con cannibalica voracità, hanno una forza di violenza optical-ossessiva, che i circuiti astratteggianti del povero Peter Halley fanno sorridere.
Certo, è un fenomeno di camouflage delle forme, che oggi si diffonde sempre più, nella fotografia: una sorta di «tableaux photografique» incantato, che da un lato evoca le magie cinematografiche di Crewson dall'altro le «vedute» camaleontiche dell'ottimo cinese Liu Begin. Ma se Crewson simula dei veri set cinematografici, per poi «girare» un unico scatto, denso di suspense filmica (indipanato ma maggiormente impanicato) se Liu Begin cerca, dipingendosi il corpo e truccandolo, di mimetizzarsi inavvertibile nel paesaggio, sino a diventare prodigiosamente indistinguibile, come un animale paradossale, al contrario, la Skoglund, pur ricorrendo a procedimenti simili, cinematografico-pittorici, scolpisce però la «differenza» e l'aria del mondo, esaltando il doping delle anomalie ambientali: sbalzando le difformità, come scalpellate.
E forse, senza rischiare stupidi discorsi di genere, è significativo che sia una donna, gonfia di risentimento e di claustrofobia della casalinghitudine («vendetta dei pesci» si chiama hitchcockianamente uno dei suoi ambienti drogati, cui già abbiamo parlato) ad imboccare questa strada del visionario, che coinvolge molte colleghe. Non a caso questa retrospettiva, s'inquadra in una serie di diverse monografiche del Lucca Digital Fest, ques'anno dedicato alle donne fotografe, tra Francesca Woodman e Paola Binante. Ma basterebbe ricordare altre interessanti fotografe, come Luisa Raffaelli (con la sua idea lacaniana di un femminile volto perduto) o Alessandra Spranzi, con i suoi oggetti di casa che levitano quali forme ectoplasmatiche, o Patrizia Guerresi, islamizzatasi in Mainouma, per vanificare le architetture dei corpi spettrali delle sue maschere maschili, per capire quale sia questa tendenza alla visionarietà femminile del quotidiano.
Felicissima la monografica napoletana di Raffaela Mariniello, che «allarma» le sue allucinate visioni cittadine, volutamente cartolinesche, con matasse fantasmatiche di fughe luminose e masse in movimento di spettri mercantili, placcati nella notte. Impressionante anche il video turistico d'una seggiovia dolomitica, che vomita sullo schermo zombi clonati, che in un loop demonico non smettono di smottare, su di un bianco senza redenzione, che non è più nemmeno neve. Non l'eterno ritorno nicciano di Sils Maria, ma l'automatismo meccanico delle tre cime, sdentate, di Lavaredo.


Innegabilmente l’ironia è un elemento costante nel lavoro di Sandy Skoglund (Quincy, Massachusetts, 1946; vive a Jersey City, New Jersey), e anche una certa dose di divertissement, come riconosce la stessa artista citando una sua curiosa collezione: French fries. Nel suo studio ci sono centinaia di pacchetti di patatine, come pure lattuga e altri vegetali appesi a una parete da almeno sei mesi, perché lei possa studiarne la loro reazione naturale, senza l’utilizzo di additivi per la conservazione.
Il tempo, del resto, è fondamentale nel suo lavoro concettuale, che parte dall’idea per arrivare all’immagine fotografica, attraversando la fase della realizzazione di ogni singolo elemento del grande puzzle che dà vita all’installazione.
È proprio quest’artista metodica e stakanovista, che proietta lo spettatore in un mondo onirico-fiabesco (uno sconfinamento continuo dai romanzi polizieschi di Henning Mankell a Disneyland), tanto allettante - attraverso anche l’uso simbolico di colori sgargianti, quasi psichedelici - quanto respingente e inquietante (chi si vorrebbe mai trovare a discorrere piacevolmente in un ristorante, gustando bevande e pietanze squisite, mentre all’improvviso irrompono tantissime volpi rouge che saltano sui tavoli o si rotolano sotto le sedie, come in Fox Games?), l’ospite d’onore del LuccaDigitalPhotoFest 2010.
Giunto alla sesta edizione, il festival internazionale dedicato a fotografia e videoarte, organizzato dall'Associazione Toscana Arti Fotografiche, è dedicato quest’anno alla donna, fotografa e artista, soggetto o musa ispiratrice.

Nella cornice - sempre suggestiva - di Villa Bottini, l’immaginario della fotografa statunitense, (in Italia ha esposto anche in istituzioni museali come il Man di Nuoro e il Museo Pino Pascali di Polignano a Mare) è esplorato attraverso la retrospettiva Sandy Skoglund. The Power of Imagination, realizzata in collaborazione con la galleria PaciArte Contemporary di Brescia.
Si parte dalla serie Still Life (1978), lavori in cui è esplicito il riferimento alla Pop Art e al Pattern Painting (ma solo al livello di ricerca formale, mettendo da parte l’aspetto legato al femminismo). Il cibo come simbolo di consumismo, indicatore sociale, ma anche pattern reiterato, che negli anni diventa sinonimo di accumulo, arrivando a occupare intere superfici in una sorta di horror vacui.
Skoglund gioca ambiguamente sull’identità stessa del cibo - le patatine come una spiaggia su cui prendono il sole le Barbie in At the Shore (1994), il pavimento di uova in Walking on eggshells (1997), i pop corn come la neve in Raining Poocorn (2001)... - fino ad arrivare alla superficie coloratissima di Shimmering Madness (1998), di cui in mostra è visibile una parte dell’installazione originale, costruita incastrando tra loro jelly beans (le caramelle di gelatina amate dai kids americani) che modellano due bambini-manichini che emergono da una parete, in cui migliaia di farfalle dipinte a mano sbattono le ali alternativamente.

Racconti sospesi, quelli di Sandy Skoglund, in cui oltre alle farfalle sono tanti gli altri animali (corvi, gatti, pesci rossi, scoiattoli, cani, volpi, cobra, conigli, pulcini...) che convivono con l’uomo. "Gatti radioattivi” che popolano un interno domestico, come in Radioactive Cats, o passeggiano sul tetto di un edificio parigino in Cats in Paris (per la prima volta un set allestito fuori dallo studio). Una visione apocalittica che, tuttavia, cela indirettamente la sua positività: se gli animali sopravvivono, c’è speranza anche per l’uomo.

http://www.google.it/search?q=Sandy+Skoglund&hl=it&sa=N&biw=1024&bih=634&prmd=ivnso&tbm=isch&tbo=u&source=univ&ei=yv3vTc_MO86hOuux4OgB&ved=0CC0QsAQ
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Re: Il museo del regno

Messaggio Da Kimono il Gio 9 Giu 2011 - 8:38

Smile

E' lei?
Finalmente l'hai trovata! happy
Anch'io cercherò il mio...

Wink
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Re: Il museo del regno

Messaggio Da Iaco il Gio 9 Giu 2011 - 9:53

Yes Smile
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Re: Il museo del regno

Messaggio Da Kimono il Gio 9 Giu 2011 - 11:27

Trovato!

Hieronymus Bosch (1450-1516)

Pittore fiammingo, è famoso per i suoi inquietanti ed enigmatici dipinti, con tematiche di ispirazione prevalentemente religiosa e arricchite da trasfigurazioni che superano la fantasia. Le documentazioni sulla vita e l'attività artistica di Bosch sono abbastanza scarse e ci danno poche notizie.
Si sa che è figlio d’arte (il padre ed il nonno erano pittori), che è artisticamente attivo nella prosperosa ‘s-Hertogenbosch, una città del Barbante fiammingo, dove trascorre prevalentemente tutta la sua vita e che nel 1481 si sposa con una donna della zona. Dal 1496 aderisce alla confraternita della Vergine e si occupa di rappresentazioni coreografiche teatrali e dell’organizzazione di processioni. La sua prima opera, che gli procura la celebrità in tutto il continente europeo, è la decorazione delle vetrate della chiesa di ‘s-Hertogenbosch.

La sua pittura, che combina motivi astrologici, popolari ed alchemici, in tematiche come l’Anticristo e raffigurazioni di scene sulla vita dei santi, indica una sua grande e continua angoscia morale e religiosa, accompagnata spesso dalla persuasione della follia umana. La raffigurazione immaginifica di Bosch è simulacro della dannazione eterna, rappresentata attraverso l’impiego di elementi iconografici tradizionali (presenza del fuoco, scene di persone che subiscono pene corporali) e un eccezionale proliferare di immagini simboliche, in una continua incarnazione e raffigurazione delle visioni più spaventose. Nelle sue ricercate composizioni risulta evidente un intento satirico, dove i suoi personaggi, tra l’animalesco e l’umano, vengono raffigurati in atteggiamenti grotteschi e spesso indecenti, come pure le presenze di gruppo fortemente trasfigurate fino al raggiungimento della caricatura. Nelle sue opere l’artista evidenzia un'assoluta padronanza della tecnica e della composizione, la capacità di raffigurare in maniera unitaria eventi articolati e ricchi della più impensabile particolarità. Le stravolte proporzioni e gli stridenti accostamenti cromatici, presenti in molte scene, sono essenzialmente il frutto di una valutazione funzionale dal valore simbolicamente rappresentativo. Tutto questo deriva, oltre che dal suo straordinario talento artistico, dalla perfetta conoscenza dei grandi esponenti della pittura tedesca nel campo dell’incisione e, soprattutto, della miniatura.





Più inquietante di così... aiuto! Neutral
Le sue opere mi trasmettono un senso di angoscia, turbamento, ansia!
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Re: Il museo del regno

Messaggio Da mariomorelli il Gio 9 Giu 2011 - 12:30

Volevo farvi vedere il quadro "lo specchio" di Montini Abramo Tepes ma non riesco a mettere l'immagine.



http://jizaino.net16.net/ita/tepes/index.html



"Lo specchio" è un dittico dipinto ad olio su tavola. Quest'opera è un esempio dello stile più dinamico di Tepes, con un frastornante dinamismo verticale.
In entrambe le tavole è rappresentata una scena dalla vaporosa consistenza onirica. In una osserviamo una figura umana racchiusa in una barocca cornice ovale, mentre nell'altra c'è una figura in ombra che osserva, dandoci le spalle, la medesima cornice vuota.
Da ciò si capisce che la cornice non è altro che uno specchio; però questo specchio è diviso in due componenti differenti: la realtà e il riflesso, le quali vengono separarate e ripartite nelle due tavole per diventare una dicotomia temporale o dimensionale.
Come reagiremmo se ad un tratto non ci vedessimo più nello specchio? Come succede ad un vampiro o un fantasma. Penseremmo di essere solo delle immagini virtuali, di non esistere più nella realtà. E quindi cosa penserebbe il nostro doppio virtuale? Certamente di essere una creatura reale.
Vedere la nostra immagine riflessa nello specchio, così come la nostra ombra, ci rassicura, perché ci dà la conferma della nostra esistenza nella realtà fisica.
Attuando una dicotomia tra il reale e il virtuale, Tepes pone sullo stesso piano e conferisce lo stesso valore alle due dimensioni, le quali altrimenti appaiono come un'unica essenza fisica. In questo modo siamo portati a ridimensionare il valore che attribuiamo a quella dimensione che chiamiamo realtà.
Questa analisi serve solo per promuovere il ragionamento sul significato della nostra immagine e della nostra esistenza in quella che consideriamo la nostra unica dimensione di appartenenza.
Lo specchio da sempre propone all'uomo un dilemma esistenziale: chi sono io? Sono ciò che gli altri vedono e pensano di me, oppure sono un'entità assoluta ed immutabile?
La dicotomia tra le due dimensioni proposta da quest'opera sembra propendere per la seconda ipotesi.

Lo stesso tema si ripropone in "Lo specchio 2", dove il soggetto compie un ulteriore passo verso la cognizione e la ricognizione di se allungando una mano per esperire la consistenza dello specchio.
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Specchi Opposti

Messaggio Da Iaco il Gio 9 Giu 2011 - 17:52



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Re: Il museo del regno

Messaggio Da Kimono il Mer 22 Giu 2011 - 17:00

Andrea Fumagalli, in arte Andy ( a qualcuno di voi questo nome sembrerà familiare)
Vi presento la sua "Arte tamarra", così definita dall'artista stesso.

Ecco due delle sue Geishe





Andrea Fumagalli, in arte Andy (Monza, 18 ottobre 1971), è un musicista, cantante e pittore italiano, fondatore insieme a Marco Castoldi del gruppo musicale dei Bluvertigo.
Andy suona le tastiere, il vocoder, il sassofono e il sintetizzatore, è la seconda voce dei Bluvertigo e voce solista nel loro brano Forse.
Andy oltre ad essere un musicista è anche pittore e DJ. Dal 2002 compie tour per i locali italiani con i suoi dj-set (con musica anni ottanta) in cui a volte espone anche i suoi quadri che si ispirano alla pop art creati a "Flu-on", un laboratorio situato presso un'ala di un'ex fabbrica tessile di Monza.


http://www.fluon.it/default.asp

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Re: Il museo del regno

Messaggio Da varanasy il Gio 1 Set 2011 - 11:15



Ultima modifica di varanasy il Gio 1 Set 2011 - 14:15, modificato 1 volta
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Re: Il museo del regno

Messaggio Da varanasy il Gio 1 Set 2011 - 11:16

poi vi dico chi è, promesso Wink
intanto il link del sito
http://www.taramcpherson.com/
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Re: Il museo del regno

Messaggio Da varanasy il Gio 1 Set 2011 - 11:21



Ultima modifica di varanasy il Gio 1 Set 2011 - 13:54, modificato 1 volta
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Re: Il museo del regno

Messaggio Da varanasy il Gio 1 Set 2011 - 11:23



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Re: Il museo del regno

Messaggio Da varanasy il Gio 1 Set 2011 - 11:24



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Re: Il museo del regno

Messaggio Da varanasy il Gio 1 Set 2011 - 11:25



BLKMRKT Exhibition poster


5 Color Serigraph on 150 lb. Acid Free Archival Tag
18" x 24"
Edition of 300
2006

http://www.taramcpherson.com/art/Art%20Prints/Serigraphs/Detail/A4957D/BLKMRKT+Exhibition+poster
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Re: Il museo del regno

Messaggio Da varanasy il Gio 1 Set 2011 - 14:25



Experimentation is the Key to Individuality
Acrylic
12" x 15"
2000

Portrait of David Bowie.
Collection of Christine Kessler

http://www.taramcpherson.com/art/Archive/Paintings/Detail/D27783/Experimentation+is+the+Key+to+Individuality
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Re: Il museo del regno

Messaggio Da Iaco il Gio 1 Set 2011 - 14:33

belle queste opere Smile
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Re: Il museo del regno

Messaggio Da varanasy il Gio 1 Set 2011 - 14:33

Cambiamo genere e artista, lei si chiama Stephanie Pui-Mun Law e questo è il link del suo sito http://www.shadowscapes.com/main.php



Cover for Iron Khan by Liz Williams, published by Morrigan Press(2011). The floating city of Agarta in the distance.

http://www.shadowscapes.com/image.php?lineid=11&bid=807
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Re: Il museo del regno

Messaggio Da varanasy il Gio 1 Set 2011 - 14:40



Cover for upcoming short story anthology, Fantastical Visions IV.
http://www.shadowscapes.com/image.php?lineid=11&bid=499

purtroppo l'immagine risulta tagliata sul margine destro Rolling Eyes ad ogni buon conto ho messo il link
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Re: Il museo del regno

Messaggio Da varanasy il Gio 1 Set 2011 - 14:52

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Re: Il museo del regno

Messaggio Da varanasy il Gio 1 Set 2011 - 14:55


Bridge of Wings - The Herder
http://www.shadowscapes.com/image.php?lineid=4&bid=843

anche per questa immagine cliccate sul link perché è tagliata
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Re: Il museo del regno

Messaggio Da varanasy il Gio 1 Set 2011 - 14:58

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